L’arte è mistero, domanda, rivelazione. L’anteprima dei “Futuri affreschi italiani” di Salvatore Garau

La scelta insolita, apparentemente fuori tempo ma in realtà proiettata verso il futuro, di dipingere pale d’altare. La vicinanza col tema del sacro, così rivoluzionaria in questi nostri tempi di consumo e velocità. Le domande dell’arte contemporanea, del suo rivelarsi piano, non immediatamente, o al contrario come una improvvisa epifania.

Salvatore Garau è artista poliedrico, che si è espresso artisticamente in diverse forme di pittura e scultura. Questa sua nuova fase è un tentativo di operare dentro una tradizione vasta, come quella della pittura in qualche modo sacra, ma tenendo conto degli “scarti” che sono dettati dalla attualità del modo di dipingere.

Il progetto che l’artista presenta insieme al giornalista e curatore d’arte Stefano Salis in anteprima a Pazza Idea Futuri affreschi italiani (Pale d’altare per questo e altri pianeti) – viaggerà per il mondo (in Istituti Italiani di Cultura e Ambasciate, e in Musei, Aree industriali dismesse o Chiese), per poi ritornare a Cagliari fra due anni. Le tele di grandi dimensioni sono pensate come moderne pale d’altare e già  per questo rivoluzionarie nell’approccio moderno al tema sacro, e esplorano il senso del mistero e della sacralità adempiendo a una delle missioni dell’arte contemporanea, che è quella di evocare con le immagini. Di farle vedere, di cogliere l’attenzione dello spettatore e fargli sorgere delle domande.

L’appuntamento è per giovedì 23 novembre, alle 17 nella Sala Cannoniera del Centro d’arte e Cultura Il Ghetto, a Cagliari.