In un contesto segnato dalla trasformazione del Mediterraneo e delle frontiere europee in spazi di vulnerabilizzazione e “necropolitica”, il workshop intende fornire agli operatori educativi, sociali, sanitari e giuridici strumenti teorico-pratici per disinnescare la normalizzazione della violenza e dell’esclusione. Attraverso una lente pedagogica critica, decoloniale e intersezionale, l’incontro esplorerà il concetto palestinese di Sumūd (الصمود — tenacia, fermezza e resistenza quotidiana) e l’utilizzo dei contro-archivi narrativi (come l’osservatorio Nuovi Desaparecidos del Mediterraneo e le storie di vita del Progetto DiMMi – Diari Multimediali Migranti). I partecipanti lavoreranno attivamente su casi di studio e narrazioni autobiografiche per apprendere come trasformare l’ascolto e la memoria in dispositivi d’azione, superando la retorica emergenziale e costruendo pratiche di giustizia epistemica, cura e solidarietà nei propri contesti professionali e di attivismo.
Rivolto a:
Mondo della scuola e dell’università: Insegnanti di ogni ordine e grado, educatori scolastici, studenti universitari e ricercatori.
Professioni socio-sanitarie e giuridiche: Assistenti sociali, psicologi, pedagogisti, operatori socio-sanitari, mediatrici/mediatori interculturali e personale giuridico-pedagogico.
Società civile e terzo settore: Attivisti, volontari, volontari del Servizio Civile Universale e operatori dei sistemi di accoglienza (es. SAI, CAS, centri antiviolenza).



